Tra sogni e visioni: il viaggio musicale di Lucio Corsi
E alla fine è servito Sanremo. Perché sì, fino a qualche mese fa, il nome di Lucio…
E alla fine è servito Sanremo. Perché sì, fino a qualche mese fa, il nome di Lucio Corsi per molti era un completo mistero. Ora, all’improvviso, tutti ne parlano, tutti lo scoprono, tutti lo celebrano come la rivelazione dell’anno.
Ma chi lo segue da tempo lo sa: Lucio non è mai stato un segreto, semplicemente bisognava ascoltarlo.
Un menestrello uscito da un libro di fiabe, con lo sguardo di chi ha visto mondi che gli altri nemmeno immaginano. Un dandy senza tempo, un alieno atterrato dalla sua Astronave Giradisco che, mentre il mainstream si muove tra algoritmi e musica usa e getta, continua a sognare e far sognare.
Sanremo gli ha dato il palco, il pubblico generalista gli ha dato attenzione, ma Lucio Corsi non è nato ieri.
Un mondo di dubbi e incertezze, di grandi domande sul domani, a cui Lucio risponde sempre con un sorriso e la promessa di un’altra dimensione, un luogo dove gli umani sono gli unici assenti, ma si può stare in compagnia di E.T., avvolti dal Satellite d’Amore di Lou Reed.
Cresciuto a pane e Blues Brothers, Lucio subisce prima il fascino delle sperimentazioni di Peter Gabriel, poi si avvicina al grande cantautorato italiano, con Ivan Graziani come guida spirituale.
Milano è la città in cui muove i suoi primi passi e dove, nel 2014, dà vita al suo primo EP Vetulonia-Dakar. Un titolo che racchiude il suo legame viscerale con la Toscana e il desiderio, mai appagato, di scoperta. Un esordio in cui dinosauri, api, galline e uomini di cocomero danzano tra le corde di una chitarra acustica.
Nel 2017, tra cori di cicale in mutande e lepri che sorpassano Houston per arrivare prima sulla Luna, nasce Bestiario Musicale, un disco ispirato agli animali della Maremma, quasi un’enciclopedia sonora del suo mondo immaginario.
Come in ogni romanzo di formazione, arriva il momento di porsi una grande domanda: Cosa faremo da grandi? Un interrogativo che diventa il titolo del suo album del 2020, un lavoro costruito come una conchiglia, da cui l’eco del cantautorato italiano arriva chiaro e potente.
Nove ballate diverse per stile e carattere, come canzoni sconosciute che imparano a convivere. Si passa dall’intimità folk di Onde all’impeto di L’orologio, in un viaggio che abbraccia le chitarre acustiche di Ivan Graziani, il pianoforte orchestrale di Randy Newman e il glam rock anni ’70, da sempre nel DNA di Lucio.
Un disco breve e poetico, che non celebra i traguardi ma le linee di partenza, raccontando il coraggio di ricominciare.
C’è chi cammina con i piedi piantati a terra e chi, invece, vive tra le nuvole, in un eterno stato di meraviglia.
Lucio Corsi ha scelto di parlare proprio a loro, a chi non si accontenta della banalità del reale.
“La Gente Che Sogna”, pubblicato il 21 aprile 2023, è un portale verso un’altra dimensione. Un tappeto volante sonoro, dove Astronave Giradisco ci trasporta in paesaggi surrealisti, tra colori elettrici e parole enigmatiche.
Nel brano omonimo, La Gente Che Sogna, Lucio ci svela il suo credo: senza sogni, la vita è solo sopravvivenza. Ma non sempre il sogno è un rifugio dolce: anche gli incubi sono necessari, perché insegnano a guardare oltre le apparenze.
Poi arriva la metamorfosi. Il glam entra in scena. In Magia Nera e Glam Party, Lucio non è più soltanto il menestrello della Maremma, ma un vero dandy del rock, un moderno Ziggy Stardust italiano. Stivaletti di pelle, trucco marcato, giacche di strass: un artista che si reinventa senza perdere la sua essenza.
A muovere le stelle di questo universo parallelo è sempre l’amore, che nel 2024 diventa il tema centrale di Tu sei il mattino. Una ballata in cui Lucio si guarda indietro e si rivede bambino, per poi riscoprirsi adulto e aggrovigliato nel più antico dei sentimenti.
Se il 2025 fosse una tappa del suo viaggio interstellare, probabilmente sarebbe il ritorno sulla Terra.
Il momento in cui il velo di Maya si squarcia, e tutti gli schemi mentali che ci siamo imposti crollano in un lampo, lasciandoci davanti a noi stessi.
Perché, in fondo, tutti avremmo voluto essere dei duri, proprio come canta Lucio nella canzone che gli ha permesso di conquistare il secondo posto al Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini.
Ma alla fine scopriamo di non essere altro che piccoli puntini immersi in un macrocosmo.
Basta però ricordarsi di sognare, di lasciarsi andare, per soffiare via i macigni che ci appesantiscono e ritrovare la leggerezza.
Perché vivere, in fondo, è ancora un gioco da ragazzi.
E forse, se ci fermiamo un attimo ci ritroveremo anche noi a cantare “Nel blu dipinto di blu” insieme a Topo Gigio.
Federica Monaco