Manifesto di ordinaria straordinarietà: Emma nolde live in roma

Mio figlio Flavio vuole tingersi i capelli del suo colore preferito. Rosso. Così, un pomeriggio di questo…

Mio figlio Flavio vuole tingersi i capelli del suo colore preferito. Rosso. Così, un pomeriggio di questo marzo appena trascorso, mi reco con lui in un negozio di forniture per parrucchieri.
Chiedo alla signora al bancone se per caso avesse colori per capelli idonei ad un bambino. La signora, visibilmente contrariata, mi indirizza alle crostose bombolette spray fluo con cui sterminare un’armata di blatte ed eventualmente imbrattare i capelli del povero pargolo. Tenuta del colore: 5 crosto-minuti.
Usciamo dal negozio mano nella mano. Flavio consapevole della fregatura che ci avevano appena appioppato ed io delusa dal buco dell’ozono che mi accingo a peggiorare.

E così, avviandoci alla macchina, canticchio Sirene. Se vuoi colorati i capelli.

Ore 22.00
Sigaretta lunghissima prima di entrare.
Nel parcheggio infangato del Monk di Roma si cercano monete sul fondo della borsa, per i parcheggiatori.
Il percorso verso l’ingresso, colmo di buche, è un po’ come la mia mente. Ma Emma Nolde colmava quelle buche già dal mattino.

Il palco buio è pronto ed una luce rossa respira finché la strobo più dolce che io abbia mai visto delinea i profili dei componenti di una band che intende ridisporre le sinapsi dei presenti.

Questo non è un concerto, dice Emma. E’ un incontro tra amici. E’ il momento in cui ci concediamo il tempo di essere veri. Noi stessi.
Istruzioni chiare e coincise.
Ma Emma ha tirato fuori tutto. Amore, rabbia, passione, tristezza, dolore e accettazione.

All’anagrafe Emma Maestrelli, classe 2000, toscana. Dolce e cazzuta come pochi. Emma pubblica il suo primo album Toccaterra nel 2020, finalista al premio Tenco nella sezione Opera Prima. Questo traguardo è seguito da un lungo tour, fino ad arrivare al 2024, anno in cui Emma Nolde pubblica il suo secondo album Nuovospaziotempo.

Il concerto inizia con Pianopiano! Che dal vivo è un altro brano. Emma Nolde, dal vivo, è un’altra storia.
Figlio “tematico” de Il diavolo è un bambino degli Zen Circus (feat Emma Nolde, appunto), nel quale dichiarava loud and clear la sua consapevolezza personale, senza dimenticarsi di citare i casi umani che si celano dietro ogni angolo.
La cassa della batteria mi pulsa nello stomaco, e quel sample che in loop pronuncia piano piano riassume il manifesto di questo brano.
Una critica nemmeno troppo blanda al mercato della musica. La tematica è concreta: tra parole più o meno sorde e limpidissime figure retoriche, un beat ipnotico emula la sensazione provata da una generazione intera (ma anche due) con le spalle al muro.
Il basso incazzatissimo aveva lo stesso sapore della frustrazione provata nel trovarsi di fronte a compromessi dovuti all’esigenza di dover mescolare arte e consumismo.

Nell’aria c’è qualcosa di speciale.
Emma imbraccia armi pesanti e con una carica incontenibile suona, canta e si scatena sul palco con la voce di un angelo indie che sventola una bandiera arcobaleno.

A sorpresa, quasi subito, sale sul palco Niccolò Fabi. Come direbbe qualche amico: TELEFONATA.
Sì, perché Emma incontrò per la prima volta Niccolò proprio al Monk.
Il loro rapporto è bellissimo. In quel momento ho desiderato anche io di avere uno zio Niccolò.
Indubbiamente anime affini per dedizione alla musica e filosofia, dopo un tenero saluto, per la prima volta suonano Punto di Vista dal vivo, assieme.
La chitarra acustica anticipa la malinconia dolce-amara di tematiche relative alla crescita personale fatta di percorsi più o meno comuni, che si ripetono di generazione in generazione. Parla del nucleo della nostra anima, quale entità. Della fondamentale importanza di vivere senza mai rinunciare a ciò che desideriamo essere genuinamente. Di credere in noi stessi, nonostante le convenzioni sociali. Parla di smantellamento delle regole attraverso una visione diversa del mondo, del tempo e dell’amore, rispetto a ciò che è stato stabilito. Ricordandoci di vivere. Fedeli alla propria essenza.

Punto di domanda è il più delizioso incastro del più classico dei pianoforti, rap e dance. L’elettronica scorre potente in loro e la ricerca della propria identità permane anche in questo microcosmo.
Allo stesso modo Tuttoscorre, con il suo insistente ticchettio, è accompagnato da un violoncello che avvolge tutto inaspettatamente, perfezionando questo brano che non può far altro che farti saltellare.

Berlino, poi. Un pezzo che parte con una dolcezza disarmante per poi giungere ad un drop super sexy totalmente imprevedibile. Un sogno erotico condito da synth e una drum machine persistente. Con questa Emma Nolde non si scherza. She gets the shit done.

Sconosciuti, dalla forte influenza indie-pop rock, custodisce la verità dietro al sentimento provato nei confronti di coloro che sono stati parte della nostra vita. L’eco di questo brano dal vivo è così forte da percepire i pensieri di tutti i presenti e dei loro sconosciuti.

E poi Universi Paralleli. Emma affronta il rapporto tra genitori e figli con piena e profonda consapevolezza. Si dichiara consapevole delle rinunce alle quali coloro che decidono di metter su famiglia si accorgono (spesso troppo tardi) di dover fare. Consapevole di come l’amore fatto di vita, sbagli e rinunce, ci aiuti comunque a crescere, ad ogni età.

Non c’è nulla da dire. Emma Nolde è un’artista a tutto tondo. Insieme ai musicisti polistrumentisti che la accompagnano. Marco Pizza Martinelli alla batteria, Francesco Panconesi alle tastiere e al sassofono, e Andrea Beninati a basso, percussioni e violoncello.
E poi, le relazioni. Sul palco il clima è magnetico. Ognuno è fautore e testimone, attraverso parole e musica, della magia che risiede nella costante ricerca di se stessi.

Perciò ho ripensato a come sia stato diventare madre. Rinunciare e talvolta annullare se stessi per altri. Grata dei dolori, delle gioie e delle lezioni che si porta con se la maternità. Terribilmente arrabbiata del fatto che quasi nessuno sia in grado di ammettere quanto sia difficile rimanere fedeli a se stessi e quanto sia arduo il percorso per ritrovarsi.
Mio figlio, che ora ha 5 anni, vuole i capelli rossi.
Sirene. Come il film con Cher. Simbolo indiscusso della libera espressione.
Scrigno che si rivela vaso di Pandora, il testo racchiude l’eterno scontro generazionale ma nel contempo la sua accettazione, condita da una timida soluzione: la garanzia che la tua casa ti permetta di essere te stesso. Ora puoi essere quello che vuoi.

Flavio, se vuoi colorati i capelli.

Grace Sellitto

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Alberto Pani

Blogger

Cresciuto ai piedi delle ridenti colline del Monferrato, tra muri di nebbia sei mesi l’ anno, zanzare incazzate nei sei mesi successivi e bocce di vino rosso sempre e comunque per stemperare il disagio così accumulato.

Chitarrista fuori forma.

Fermamente convinto che 8 volte su 10 le cose si risolvano da sole.

Punto debole: la meteoropatia